VIVERE ALL’ESTERO: ECCO LE MIE CASE IN KENYA.

ragazza che si affaccia alla finestra illuminata

Vi ho già raccontato di come era stare nella guest house dell’ospedale in Kiirua qui, vi ho parlato anche della casa in cui sono cresciuta prima di andare a vivere all’estero in questo articolo. Qui vi racconto di tutte le altre case in Kenya in cui ho lasciato un po’ di me.

È dal 2015 che vivo stabilmente in Kenya; per 4 anni la mia casa è stata in Kiirua, Meru, ma non solo.

La mia casa era anche ovunque Tom fosse: ovunque costruivamo ricordi insieme e ovunque potessi trovare il nostro amore.

Ecco dunque alcuni ricordi divisi in base alle case in cui abbiamo vissuto.

RUIRU

Quando, dopo un anno a distanza,tornai in Kenya, Tom viveva e lavorava in Ruiru. Ufficialmente nella contea di Kiambu, ma praticamente nella periferia nord-est della capitale Nairobi.

La nostra casa era al quarto piano di un grosso palazzo a 5 piani. Un monolocale piccolissimo con giusto il posto per il letto, un lavandino e la bombola del gas; i vestiti di Tom erano appesi lungo le pareti grazie ad una lista di legno con diversi chiodi impiantati che correva lungo il perimetro. I miei, invece, non si erano ancora impossessati di nessuno spazio (anche perché già tutto pieno) e se ne stavano ancora nel mio zaino blu che viaggiava come tra Meru e Ruiru.

Un aspetto che non amavo di questa casa era quello che per raggiungere il palazzo dalla strada principale bisognava attraversare un campo che durante le piogge era un piccolo lago. Come fare allora? O “nuotarci” dentro o crearsi un percorso con qualche pietra.

Dall’alto, invece, tutto era più bello. Era possibile andare sulla terrazza/tetto che serviva da stenditoio e lì c’era una bellissima vista sulle luci della città e sulle vite in movimento attorno noi.

Per molto abbiamo mangiato per terra.

MERUESHI

Di certo non un luogo facile in cui vivere, ma forse il mio preferito.

Merueshi si trova nel sud del Kenya, nella contea di Kajiado, non lontano dal confine con la Tanzania.

Se pensate alla vita in Kenya probabilmente pensate proprio a Merueshi. Savana secca tutto intorno e distese di acacie. Il monte Kilimangiaro che si mostra all’alba in tutta la sua maestosità e si nasconde dietro nuvole la sera. Animali selvatici che camminano indisturbati dalle piacevoli giraffe e gazzelle ai meno piacevoli serpenti e scorpioni: questa è Merueshi.

Unica nota stonata era che non vivevamo in una capanna di paglia e fango, ma in un negozio fatto con pietre. Su un lato i clienti trovavano una finestrella in cui potevano comprare farina e ricariche per il telefono e sull’altro lato c’era la nostra unica finestrella per dare luce alla casa. Anche questa casa molto piccola, ma d’altro canto non è che avessimo molto con cui riempirla. Il bagno era esterno e ci si lavava utilizzando un secchio: bastava lasciarlo al sole per 30 minuti perché l’acqua fosse abbastanza calda per una doccia.

Qui è dove ho imparato a utilizzare l’acqua al meglio visto che era possibile accedervi solo due giorni a settimana nella scuola vicino. E qui è soprattutto dove abbiamo una famiglia (o meglio dire superfamiglia) in più, circa 20 tra fratelli e sorelle.

monte innevato
Vista del Monte Kilimanjaro

MANYATTA

Visto il caldo di Merueshi durante il trasloco Tom comprò un frigorifero, ma ancora non conosceva Manyatta.

Manyatta è un piccolo paesino nelle remote zone rurali della Contea di Nyandarua.

Se vi dico che ,Monte Kilimangiaro e Kenya a parte, è l’unico luogo in Kenya in cui ho visto nevicare, penso sia chiaro perché il frigorifero non fosse così importante.

Manyatta era per lo più fredda e ventilata, ma sei il sole decideva di far visita allora nemmeno la crema solare protezione 50 poteva evitarmi una scottatura.

Eravamo in affitto da una coppia di anziani signori. Dal cancello di ingresso si accedeva allla loro casa, camminando, poi, lungo un prato seguivano delle stanze usate come depositi di grano e fieno ed infine la nostra stanza, la nostra casa.

Anche qui il bagno era esterno, ma a differenza di Merueshi l’acqua andava fatta bollire per evitarsi una polmonite.

Durante il giorno, mentre Tom lavorava, mi tenevano compagnia agli anziani moglie e marito, le loro mucche e le loro pecore. La notte, invece, ci pensavano dei pipistrelli a non fars ci sentire soli.

Qui è dove ho imparato a prendere l’acqua dal pozzo e sono diventata chai-dipendente.

In Manyatta ho imparato a prendere l’acqua al pozzo

OL KALAU

Dalla campagna alla città, o meglio dire una piccolissima città.

Ol Kalau si trova a poca distanza da Manyatta, sempre nella Contea di Nyandarua.

Vivevamo in un appartamento all’interno di una sorta di corte. Questa volta la stanza da letto era separata dalla cucina e visto lo spazio maggiore e il fatto che lentamente i miei vestiti stavano traslocando, decidemmo di comprare una cassettiera: il primo nostro pezzo di arredamento a cui poi seguì una più piccola per la cucina.

Qui iniziammo ad avere le nostre foto appese al muro, abbiamo vissuto i primi giorni come marito e moglie e abbiamo rotto le nostre fedi nuziali (ebbene sì le abbiamo rotte e presto ve ne parlerò).

Sopra i diversi appartamenti, in progetto di aggiungere un piano superiore, c’era uno spazio simile ad una terrazza che veniva usato per stendere i panni, le grigliate con gli amici o più romanticamente per guardare le stelle.

MATASIA

E di nuovo un altro trasloco. Questa volta di nuovo nella periferia di Nairobi, in Matasia, vicino a Ngong, nella Contea di Kajiado.

Ora che eravamo una famiglia, anche se piccola, e avevamo due cassettiere avevamo deciso di stare ancora in una casa con due diverse stanze con le pareti rosa maialino. Di nuovo in un appartamento in un palazzo, ma questa volta al piano terra con la porta di ingresso che si affacciava direttamente nel piccolo cortile/parcheggio interno.

Qui l’arredamento è cresciuto di molto: prendemmo un piccolo divano-letto, una televisione e un tavolo con sedie (fino ad allora sedevamo sempre per terra).

Questa è stata la casa in cui mi sono stabilità definitivamente senza fare più avanti e indietro da Meru. È stata la casa dove abbiamo fatto il nostro primo presepe, abbiamo ospitato amici e dove i miei genitori mi hanno vista felice.

Una costante con molte delle case precedenti era l’ultimo piano lasciato incompleto e usato come terrazza su cui passavamo ore a fare esperimenti con la macchina fotografica e facendo step sui mattoni con le vicine di casa.

savana con terra rossa e cespugli secchi
Fuori casa in Merueshi

MATASIA (SOLO 2 VIE DOPO)

Nel giro di una notte impacchettammo tutto e traslocammo in quella che ora è casa nostra.

A poca distanza dalla precedente, sempre un bilocale con un piccolo ripostiglio in più e sempre la piano terra in un palazzo di tre piani.

Ora la strada per accedere a casa nostra è sterrata, ma decisamente migliore di quella per raggiungere la nostra casa precedente. Non c’è più una terrazza all’ultimo piano, ma abbiamo un po’ di spazio sul retro in cui da poco abbiamo iniziato a fare il nostro piccolo orto. Abbiamo menta, basilico e altre piante alle finestre e della vernice che si scrosta nel ripostiglio.

Questa volta abbiamo poche foto alle pareti, forse inconsciamente sentiamo che prima o poi arriverà un altro trasloco. La cassettiera non ci stava nella piccola stanza perciò i miei vestiti sono in una valigia sotto il letto. A natale, invece, ci siamo regalati un fornello e una credenza per la nostra cucina.

ragazza che si affaccia alla finestra illuminata
Le nostre piante alla finestra in Matasia

NON LO SO ANCORA

Non sappiamo dove ci porterà il futuro, ma noi siamo pronti.

Ora ci sono più mobili da spostare, ma i miei vestiti sono già nella valigia.

Siamo preparati ad affrontare ogni nuova sfida che si presenterà, ogni prato allagato, ogni serpente e ogni doccia fredda. Solo così abbiamo visto le giraffe fuori casa, abbiamo imparato (o forse ho, perché Tom lo sapeva già fare) a prendere l’acqua al pozzo, abbiamo visto miliardi di stelle e conosciuto persone speciali.

Speriamo, però, un giorno di avere un luogo che sarà al 100% casa, quel posto che semplicemente non ti fa strano chiamare “casa nostra”.

Una piccola casa con un po’ di giardino (visto che sto imparando da ora ad avere un orto) e tantissime foto appese al muro. Perché speriamo arriverà il giorno in cui non dovremmo staccare più le foto.

Speriamo di vedere i nostri ricordi nelle case passate e di vivere il futuro in una casa nostra per sempre.

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4 commenti

  1. Ti ho conosciuta come una ragazza timida e solare…ma non immaginavo così “avventurosa”
    Grande Laura a presto rilegge la tua vita e spero di rivederti. Un caro saluto a Tom.

    1. Grazie Enzo per dedicare sempre qualche minuto a leggere. Prima di conoscere il Kenya non credo fossi molto avventurosa, ma col tempo ho imparato ad adattarmi e a trovare il bello intorno a me. Spero anche io di rivederti presto!

  2. Bellissimo questo viaggio in cui hai raccontato passi importanti della tua vita attraverso le case in cui avete vissuto. Mi hai proprio portato in quelle stanze con te, facendomi immaginare la vostra sistemazione di volta in volta.
    Ora però sono molto curiosa di saperne di più sulla storia della rottura delle fedi 😉

    1. Mi fa piacere di averti portata un po’ con me con questo articolo. Allora scriverò anche di come abbiamo rotto le fedi! 😉

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