TI RACCONTO COME è IL RAPPORTO CON I MIEI SUOCERI.

la mia famiglia metà italiana e metà kenyana si incontra per la prima volta dopo il mio matrimonio in Kenya

Credo non sia una novità quando dico che spesso mi manca la mia famiglia italiana. Forse, però, non vi ho mai raccontato molto della famiglia di Tom. Ecco allora che ti racconto come è il rapporto con i miei suoceri.


Saranno tutti pensieri e sensazioni personali perciò non leggete questo post generalizzando, ma sappiate che è semplicemente il mio vissuto e la nostra famiglia.

GLI INIZI


Io e Tom ci siamo conosciuti nel 2013. Nel Marzo del 2018 ci siamo sposati, ma ho conosciuto i suoi genitori solo nell’ottobre 2018; addirittura ho visto per la prima volta di persona suo fratello di un anno minore solo nel Natale 2020, prima ed unica volta fino ad ora.

Nonostante tutti i racconti di Tom e i suoi ricordi di quando era ragazzino mi abbiano aiutato a farmi un’idea della sua famiglia, vederli di persona e parlarci direttamente ha tutto un altro significato per me.


Non conoscere per molto tempo la sua famiglia che vive poco distante da noi è sempre stato strano per me. I miei genitori e mio fratello avevano conosciuto Tom quando ancora io e lui eravamo solo amici, mio zio e mia nonna sono volati in Kenya dopo il nostro matrimonio per conoscerlo e l’intera famiglia aveva già avuto modo di vederlo e “parlarci” in video chiamata.

GLI INCONTRI

La volta che ho conosciuto i miei suoceri era anche la prima volta che i miei genitori conoscevano i loro consuoceri. Mi sentivo in difetto per questo e forse ancora più nervosa. Ci incontravamo, inoltre, in uno spazio neutrale, o meglio, che non ci apparteneva. Ci incontrammo nella casa che i miei avevano affittato per rimanere a Nairobi pochi giorni.

Nella cucina nessuno era di casa, non c’erano foto di famiglia alle pareti e nessuno di noi aveva da raccontare storie accadute tra quelle mura.


Ed è passato altro tempo prima che io andassi a casa dei miei suoceri, la stessa casa dove Tom è cresciuto. Il motivo principale è che si trova in uno slum in cui non sarei mai passata inosservata. Considerando quanto io sia curiosa immaginate la voglia di vedere la casa! Ciò che mi tratteneva dall’insistere per visitarli era il fatto che Tom non fosse per nulla legato alla sua casa, anzi, si sentisse in colpa per il fatto che i suoi genitori vivessero ancora lì.


Visitarli non fu così traumatico per me come Tom temeva. L’unico problema era che per andare in bagno dovevo essere accompagnata visto che è in comune con gli altri abitanti dello slum. Il fatto che gli avessi fatto visita aveva avuto più ripercussioni sulla sua famiglia a cui nei giorni successivi i vicini chiedevano soldi e provarono persino a rubare in casa.


Allo stesso tempo è complicato, però, per loro venire a visitare noi.

Secondo la tradizione Kisii, il gruppo tribale a cui Tom appartiene ( puoi scoprirli tutti leggendo questo articolo) suo padre non dovrebbe entrare nella casa di Tom.
Nelle case tradizionali viene costruito uno spazio esterno alla casa dove il padre possa stare. Nel nostro caso, invece, non è così: la casa dove viviamo è in affitto e non segue tradizioni particolari nel modo in cui è costruita. Ad esempio l’unico bagno è nella zona notte, decisamente off limit per il padre.

Le sole due volte che è venuto a casa nostra era solo perchè di passaggio e si poteva percepire il suo essere a disagio anche solo per essere rimasto 5 minuti e vicino alla porta di ingresso.

Questo limita un po’ anche il resto della famiglia dal venire a trovarci.

CI PROVIAMO!

Per quanto ognuno faccia del proprio meglio è purtroppo difficile fino ad ora sentirci come una famiglia.

Cerchiamo di passare i natali insieme, proviamo a tenerci aggiornati via telefono e proviamo ad andare oltre le tradizioni ( in entrambi i lati). Nonostante ciò la difficoltà nel sentirsi a casa nelle rispettive case rende tutto più complesso.
Comunque essere una famiglia vuol dire anche sapere che gli altri sono lì anche quando ci sono delle distanze o differenze.

Ecco dunque com’è il mio rapporto con i miei suoceri.
Mi piacerebbe che potesse essere più facile essere una famiglia, o almeno secondo la mia idea di famiglia. Mi rendo conto, però, che questa è la mia idea di famiglia e che non vuol dire che ovunque una famiglia si ritrovi a Natale, ceni insieme il sabato sera e si videochiami su WhatsApp.
Perciò piano piano mi sto abituando a questa nuova famiglia allargata, che nonostante tutte le difficoltà cerca sempre di farmi sentire parte di loro e prova a capire la mia cultura.

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