RACCONTO DEL GIORNO IN CUI CI É CAMBIATA LA VITA.

foto di neonato di una settimana

Il 24 Aprile alle 16.45 la nostra normalità è stata stravolta in modo inaspettato. In questo articolo racconto cosa ci è successo e come l’arrivo di Amari Luca ci ha cambiato la vita.

22 Aprile, 13.30 circa

Io e Tom siamo seduti fuori dall’aeroporto internazionale di Nairobi. Dopo una lunga attesa e un po’ di ansia crescente che qualcosa fosse andato storto o che qualche documento mancasse, ecco apparire i miei genitori.
Stanchi per il lungo viaggio e circondati da valigie, sorridono quando ci vedono andargli incontro. Tom, io e la mia pancia.
Fino ad allora avevano visto poche foto di me incinta. Non sono una che si fa fotografare spesso ed in casa non abbiamo uno specchio a figura intera per selfie prémaman. Forse per questo non si aspettavano tutta quella pancia. Il termine della gravidanza sarebbe stato nella prima settimana di maggio perciò avrebbero avuto tempo per ambientarsi e conoscere un po’ il posto dove sarebbero stati per quasi 3 mesi.
Torniamo a casa, portiamo le valigie per noi (per lo più cibo e regali per il bambino) dentro il nostro salotto e quelle per loro nella stanza della guest house davanti a casa nostra dove avrebbero alloggiato.

A fine giornata ci salutiamo presto perchè possano riposare.

23 Aprile

Riposati e rinfrescati i miei genitori scendono in casa nostra. Tom è al lavoro mentre noi svuotiamo le valigie e iniziamo a sistemare tutto nella futura camera del bambino. Usciamo anche per una breve passeggiata per le viuzze sterrate attorno a casa.
Nel pomeriggio andiamo tutti insieme all’ospedale Shree Swaminarayan in Nairobi per una mia visita di controllo.

“Da oggi in poi ogni giorno è buono per partorire” mi dice il medico. Sia io che il bambino stiamo bene, gli infermieri ci ricordano, però, i motivi per cui “correre” in ospedale, raccomandando, soprattutto a Tom di non farsi prendere dall’ansia.
Tornando a casa ci fermiamo in un supermercato per comprare alcune cose necessarie ai miei genitori e torniamo a casa verso le 19.00.

il giorno in cui ci è cambiata la vita - foto con i miei genitori arrivati dall'Italia in Kenya

23 Aprile, 19.00 circa

Per cena carne e matoke (leggi qui di cosa si tratta). Io e mia madre iniziamo a pelare le banane, non appena libero Tom ci raggiunge in cucina e continua lui a cucinare mettendo il tutto a bollire sul gas.

Io lascio la cucina quando all’improvviso ho una strana sensazione. Corro in bagno ed ecco che mi si rompono le acque. Mia madre che mi aveva vista correre in bagno si avvicina e quando mi vede uscire corre a dire a Tom:” Si sono rotte le acque.” Considerando che il vocabolario italiano di Tom è ridotto a parolacce e cibi, lui continua tranquillamente a far bollire il matoke. Fino a quando non sente me gridare con una finta calma il suo nome. Arriva davanti al bagno e resta pietrificato quando mi vede correre come una papera in camera da letto con le acque che continuano a scorrere sulle mie gambe fino al pavimento.
La prima cosa che mi è passata per la mente? “Ho fame!”
Allora mi cambio i vestiti, Tom prende la borsa per l’ospedale e le chiavi della macchina, mia madre prende del cioccolato portato dall’Italia e del pane e lo da a mio padre da portare. Saliamo tutti in macchina e partiamo direzione ospedale. Per quanto tutti ci ripetiamo ad alta e bassa voce di stare calmi, si può sentire la tensione riempire l’auto.
Arriviamo in ospedale e l’infermiera al triage sembra preoccupata e mi chiede se mi sento bene. Tom la consola dicendo che probabilmente il fatto che sia così rossa in faccia sia dovuto all’agitazione.
Tutto va bene, mi accompagnano subito nel reparto di maternità dove sono l’unica paziente. Prendono di nuovo i miei parametri, sono dilatata di 4 cm, al partogramma le contrazioni sono poche e poco intense.
Tom e i miei genitori sono sempre lì con me.

23 Aprile, 23.00 circa

Attorno alle 23.00 tutto è tranquillo, non ho forti contrazioni se non quelle del mio stomaco vuoto. Allora decidiamo di mangiare. Il cioccolato c’è, ma dov’è il pane? Cerchiamo , ma alla fine realizziamo che l’abbiamo lasciato sul tavolo a casa, nella fretta e nella confusione di venire in ospedale.
Tom e mio padre escono in cerca di cibo e a quell’ora lo trovano da Chicken e Pizza Inn. Dividiamo tra di noi pizza, pollo e patatine e, con lo stomaco pieno, Tom riporta i miei a casa mentre un forte temporale inizia.
Io resto a letto e provo a riposare, ma continuo a perdere acque e comunque non sono di un’umore adatto a rilassarmi.
Dopo aver sistemato la cucina e essersi fatto una doccia Tom torna in ospedale, si alterna tra lo stare un po’ con me e il dormire in macchina.
Non saprei dire se la notte sia passata velocemente o se sia stata interminabile, ma arriva la mattina.

24 Aprile

L’infermiera che mi ha monitorata durante la notte e che sta per smontare il turno mi dice che avrei dovuto fare un’eco per vedere quanto fluido era rimasto.
Quando l’ecografista mi chiama avviso Tom che provava a recuperare un po’ di sonno in macchina.
Dall’eco va tutto quanto bene, il bambino è pronto e in salute, ma il liquido amniotico si è molto ridotto. Per questo motivo, mi spiega l’infermiere, dovranno indurmi le contrazioni. Se l’induzione non andrà a buon fine l’unica soluzione sarà un parto cesareo.
Questa informazione mi fa passare l’appetito e mi mette parecchia ansia addosso. Nonostante il mio stomaco chiuso un addetto porta la colazione sia per me che per Tom e mi fa compilare il menù per il pranzo e la cena. La scelta è tra alcuni piatti kenyani e alcuni indiani.

24 Aprile, 11.00 circa

Alle ore 11.00 è quando bevo la prima dose di misoprostolo. Dovrò prenderlo ogni 3 ore e il suo scopo è quello di aumentare le contrazioni. Per lo stesso motivo provo a camminare il più possibile.
L’ospedale è molto piccolo e continuo ad andare in circolo negli stessi corridoi.
Nel frattempo arrivano anche i miei genitori. Il nostro amico e vicino di casa ha chiamato un Uber per loro per portarli in ospedale. In questo modo Tom è potuto rimanere con me, ma anche i miei genitori hanno potuto raggiungerci.
Continuo a girare in cerchio un po’ come un criceto, con il mio camice rosa shocking semi-aperto per cui sento freddo ogni volta che passo nel corridoio di uscita.
Le contrazioni iniziano a farsi sentire, ma sono ancora poco intense e rare.
Arriva il pranzo, ma il mio stomaco è sempre più chiuso e la mia preoccupazione crescente. Tom è molto più bravo di me a nasconderla.
Provo il riso che hanno portato, ma è molto speziato e al momento non mi va nulla di così saporito. Mio padre mangia il riso e tutti quanti mangiamo dei panini che mia madre aveva preparato e portato.

24 Aprile, 14.00 circa

É ora di prendere la seconda dose di misoprostolo. Questa inizia a fare decisamente più effetto.
Continuo a camminare per i corridoi, ma lentamente le contrazioni si fanno più ravvicinate e intense. Quando arrivano mi devo fermare e respirare profondamente. Mi sento stanca.
Allora smetto di camminare e mi sdraio nel letto. Tom ed i miei genitori mi seguono ad ogni passo.
Sono sdraiata e vorrei dormire, ma le contrazioni non me lo permettono. Inizio anche a sentirmi nauseata. Io, che durante la gravidanza mangiavo di tutto senza problemi, ora sono nauseata.
Ho un forte conato di vomito, so che non riuscirò ad arrivare al bagno, afferro l’asciugamano e vomito.
Le contrazioni si intensificano ed io sono sempre più stanca. Tom prova a massaggiarmi la schiena per darmi sollievo, ma preferisco non essere toccata. Ciò che vorrei è riuscire a dormire.
Sapendo che ho un’alta soglia del dolore Tom inizia ad essere preoccupato quando mi vede stringere denti e pugni ad ogni contrazione.
Va al bancone a chiamare un’infermiere. Chiaramente anche Tom era agitato e lo noto dal fatto che non si ricorda che ci sia un campanello proprio sopra il mio letto.
Gli infermieri mi fanno andare in sala parto. Sono dilatata di 8 cm, devo portare ancora un po’ di pazienza.
Torno nel letto. Tom e i miei genitori sono sempre al mio fianco. Tom a volte si allontana per rispondere a qualche chiamata, ma mi lascia in buone mani.
Le contrazioni continuano ad aumentare e con loro le mie paure. “Avrò abbastanza energie per spingere? Fino a che punto sarà sicuro aspettare?” Sono solo alcune delle domande che mi tormentano.

24 Aprile, 16.00 circa

Ora le contrazioni sono decisamente più forti e frequenti. Allora gli infermieri mi fanno tornare in sala parto e mi visitano.
Ci siamo quasi.
Sono ormai dilatata a sufficienza, ma la mia cervice è edematosa. Ciò vuol dire che devo tenere duro e non spingere durante le contrazioni. Tom è con me e mi tiene la mano ad ogni contrazione.
I miei genitori hanno un piccolo sobbalzo quando un’infermiera esce dalla sala per prendere un farmaco.
Mi viene iniettato un farmaco in vena. Devo aspettare che faccia effetto, ma le contrazioni sono molto forti e mi è difficile non spingere.
Inizio anche a sentirmi molto stanca. Tutti i miei timori tornano a farmi visita nella mente ogni volta che le contrazioni si calmano.
Ora posso spingere. Allora raccolgo tutte le mie energie rimaste e Tom prova in ogni modo ad incoraggiarmi e sostenermi. Anche gli infermieri mi incoraggiano e assicurano che va tutto bene e manca poco.
Quando all’ennesima contrazione mi viene ribadito che “ci siamo quasi” penso che non posso farcela per un’altra contrazione, ma poi, ogni volta, scopro ancora un pizzico di energia.
E poi piano piano… eccolo!
Una testa piena di capelli neri.
E ad un’altra spinta eccolo completo.
Piccolo, 2,88 kg e 44 cm.
Grande da riempire i cuori dei suoi genitori in un secondo.
Eccolo. Amari Luca, ma non sapevamo ancora sarebbe stato Luca.
Eccolo che in un attimo ci ha cambiato la vita.
Eccolo ed eccoci. Da coppia a famiglia. Da marito e moglie a genitori.

Questo è il racconto di come ci è cambiata la vita (perdonerete qualche dettaglio omesso, ma molte cose sono un po’ offuscate nei miei ricordi). Il racconto di come Amari Luca è arrivato al mondo, nel nostro mondo!

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2 commenti

  1. Laura è stato bellissimo il tuo racconto. Mi sono talmente immedesimata che mi è venuta l’ansia 😂. Augurissimi a te al tuo piccolo a tuo marito insomma a tutta la tua famiglia. 😘😘😘

    1. Ciao Giliola. Mi fa piacere il racconto ti sia piaciuto, ansia a parte…🤣🤣 Grazie per gli auguri e faccio un grosso in bocca al lupo anche a te!

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