UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE: PARTECIPARE AD UN MATRIMONIO TRADIZIONALE.

samburu danzano durante un matrimonio tradizionale

Ho una lista di esperienze indimenticabili fatte in Kenya, ma se dovessi scegliere una top five partecipare ad un matrimonio tradizionale ne farebbe assolutamente parte.

In questo articolo vi racconterò i tre giorni di festa di un matrimonio rendille/samburu a cui ho partecipato.

L’INVITO

Era l’agosto 2019 ed ero in Loiyangalani nella contea Samburu per fare delle foto a Lea e a suo progetto Mayana Project.

Era una mattina ed eravamo nel dispensario pubblico. Lea estraeva denti con l’aiuto di Aranxa e il dottor Matthew, Sara faceva igiene orale, David registrava i pazienti, Mark sistemava e sterilizzava l’attrezzatura, ma soprattutto distraeva i bambini e io facevo foto.

Due ragazzi arrivarono al dispensario uno di loro si registrò per fare una pulizia dei denti: il suo nome era Solomon.

Solomon, il suo “testimone” e i suoi genitori

Alto e magro mentre aspettava il suo turno ci raccontò che voleva “farsi bello” perché il giorno dopo sarebbe stato il suo matrimonio.

Lui e David iniziarono a raccontarci come è strutturato un matrimonio rendille e quali simbolismi ci sono. Forse vedendo noi attorno, tutti interessati e con gli occhi a cuore, Solomon ci disse “Vi andrebbe di partecipare al mio matrimonio?”. Come potete immaginare la nostra risposta fu si, ma non solo… Era un si accompagnato da un sorriso enorme.

Dopo la sua igiene orale Solomon salute portando via con sé un regalo improvvisato da parte nostra: spazzolini da denti e dentifricio.

IL PRIMO GIORNO

Il giorno dopo lavoravamo come al solito. Ognuno con i propri compiti, ma con una sorta di eccitazione che si solleticava e ci rendeva inpazienti che il pomeriggio arrivasse. Vedemmo delle auto passare con i ragazzi guerrieri a bordo cantare e caricarsi per l’inizio dei festeggiamenti.

Nel tardo pomeriggio con il sole che si raffreddava lentamente è quando sentimmo i canti e le grida iniziare. Erano grida piene di energia, tanto che, anche se eravamo ancora al lavoro nel dispensario, potevamo già sentirli travolgerci.

E finito il lavoro per quel giorno i canti ci attirarono a loro. Arrivammo in un piccolo spazio tra le capanne dove i guerrieri in cerchio saltavano, danzavano e cantavano le loro preghiere. Con le molle sotto i piedi muovevano la polvere del terreno formando una sorta di nebbia che creava un’ atmosfera ancora più surreale.

Noi, ai lati, insieme agli anziani e ai bambini guardavamo con ammirazione quei giovani forti in una sorta di stato di trance.

I guerrieri danzano, cantano e pregano

Poi sono arrivate le donne, tra cui la bellissima sposa! E allora i canti diventarono ancora più potenti, toni alti e bassi che diventavano ipnotizzanti e  anche noi e i bambini fummo trascinati nelle danze.

Un cerchio che si stringeva e si allargava con i movimenti ondeggianti del petto e del collo e le collane che saltando suonavano. Un vero vortice di energia e tutto ciò per ore, senza vedere un segno di stanchezza o una goccia di sudore sulla loro pelle.

Con il sole già andato a dormire dietro le nuvole noi ci separammo per tornare al nostro alloggio mentre il vortice continuava a  roteare e  saltare.

La sposa si prepara con i diversi ornamenti

IL SECONDO GIORNO

Il giorno successivo mi svegliai alle 5:30: avrei dovuto incontrare David alle 6 e mi avrebbe accompagnata a casa di Solomon dove i guerrieri  avrebbero cominciato il secondo giorno di celebrazione.

Lungo la strada dall’alloggio al villaggio trovai solo uno scorpione che si godeva un’ultima passeggiata nella frescura mattutina.

La prima persona che incontrarci fu la seconda madre della sposa che mi invitò nella capanna e mi offrì del chai. Lo sorseggiai velocemente anche se ancora bollente dal fuoco e andai in cerca di David.

Prima di David trovai alcuni guerrieri leggermente provati dal saltare del giorno prima che si dirigevano verso la capanna di Solomon e la sua famiglia.

Allora mi unisco a loro che mi raccontano come i festeggiamenti siano continuati fino a tarda notte e come dovranno trovare le energie per continuare per altri 2 giorni.

Arrivammo da Solomon; lui non era stanco, ma nervoso: tra poco porterà un vitello e alcune pecore in offerta alla famiglia della sua futura sposa, ci saranno alcuni riti dopodiché la coppia potrà dirsi sposata.

Anche David arriva, sono le 6 passate da un po’ quando i guerrieri attorno a Solomon e il suo “testimone” ricominciano le loro preghiere e canti. Li scortai con molti bambini curiosi mentre si dirigevano verso la capanna della famiglia della sposa portando in dono i loro regali e offerte da sacrificare.

Una volta arrivati alla capanna gli uomini della famiglia accolgono i guerrieri e le donne ricevono i loro doni. Solomon e la sua sposa si scambiarono le calzature in segno di condivisione. La ragazza tornò nella capanna con le sue compagne e le donne tornarono a cucinare chai e mantenere il fuoco vivo.

Solomon, i guerrieri e tutti gli uomini entrarono nel recinto della Boma con il montone che sarà sacrificato: proprio ciò accadde nel giro di pochi secondi.

Solomon e i guerrieri sacrificano il montone

Con un coltello Solomon colpì leggermente il montone e poi lasciò gli altri guerrieri finire il lavoro. Raccolsero il sangue, che più tardi cucineranno con la carne ed il latte, in una bacinella, tolsero la pelle e separarono gli strati di grasso. Il grasso rimosso dal dorso del montone venne portato da Solomon e il testimone all’interno della capanna e dato alla suocera.

Il resto della giornata trascorse con la sposa che si prepara per i festeggiamenti del pomeriggio, gli uomini, guerrieri e anziani, che bevono chai insieme e le donne che costruiscono la capanna per la coppia.

Noi tornammo al lavoro e nel pomeriggio sentimmo i canti ricominciare.

Anche nel secondo giorno i canti e le danze continuarono con un’esplosione di energia. In questo giorno le danze sono più “di coppia”: Solomon con la sposa e guerrieri con altre ragazze. Le danze risuonarono fino a tarda notte, mentre gli anziani accendevano il primo fuoco nella capanna della nuova coppia. Una volta che il fuoco fu acceso accompagnati da donne e anziani gli sposi entrano nella loro capanna.

Le donne costruiscono la capanna per la coppia

TERZO GIORNO

Il giorno dopo (il terzo) i festeggiamenti continuarono: danze, salti, canti e preghiere per augurare alla nuova coppia felicità, fertilità e amore.

La coppia restò per qualche giorno nella capanna costruita per loro dalle donne e poi si spostarono in un’altra casa a  loro scelta. Solomon mi raccontò che aveva una capanna già pronta non lontano dai suoi genitori, ma sperava un giorno di poter offrire a sua moglie una casa di pietra.

Questo è il matrimonio più tradizionale a cui ho assistito. Niente abito bianco, ma collane di mille colori; niente anelli, ma scambio di calzature e niente chiesa, ma una capanna.

David mi ha raccontato che la tradizione è cambiata: in passato le donne venivano circoncise e lo sposo doveva bere un sorso del sangue del montone offerto.

Forse lentamente la tradizione sta cambiando (perlopiù in meglio e rendendo il rito più umano), ma mi ha colpito come per Solomon, la sua sposa e tutta la comunità sia importante rispettare alcuni riti e come credano vivamente che non facendolo la coppia potrebbe non avere fortuna in futuro.

Auguro alla coppia tanta felicità come quella provata da me e i miei compagni di avventura nel partecipare al loro matrimonio.

Un futuro ricco di amore come quello che legga un ragazzo rendille alla propria cultura e terra.

Spero abbiano una famiglia unita come quella che li ha accompagnati in quei tre giorni di festa.

Ed infine gli auguro di affrontare sempre le difficoltà con una forza come quella che ha fatto tremare la terra di Loiyangalani sotto i loro piedi con l’energia dei balli dei guerrieri.

Se vuoi saperne di più a riguardo puoi trovare qui sul mio profilo Instagram molte foto e filmati di queste tre giornate che non dimenticherò mai.

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