13 cose imparate nei miei primi anni in Kenya.

piedi di un uomo anziano mentre cammina nel fango

Dopo un’esperienza di un anno in Kenya, nel 2015 mi sono stabilita definitivamente in questo paese. Nel seguente articolo potete trovare 13 cose imparate nei miei primi anni in Kenya.

1) HO IMPARATO A PORTARE L’ACQUA

Nella regione in cui ho vissuto i primi 4 anni in Kenya, il Meru,  la donna è la colonna portante della famiglia, e portante è la parola più adatta in questo caso: la si vede ai bordi delle strade portare fascine di legna o bidoni pieni d’acqua, mentre al fianco una bambina porta sulla schiena il fratellino.

A me non capitava tutti i giorni di dover portare acqua sulle mie spalle, ma quando succedeva che una tubatura si rompesse (e succedeva spesso) toccava anche a me. È anche così che ho scoperto di essere una donna forte, perché mi so adattare, so trovare il mio punto di forza: anziché portare 3 bidoni posso fare due viaggi e portarne 4, il risultato non cambia!

2) HO IMPARATO AD ANDARE FUORI STRADA

Non sempre le strade in Kenya sono asfaltate e facili da praticare, per questo ho dovuto imparare ad andare fuori strada o lungo strade sterrate. Se non l’avessi fatto, però,  non avrei mai scoperto posti lontani dagli affollati luoghi turistici, dove ancora la natura è incontaminata e dove le persone hanno un cuore accogliente e generoso. Luoghi dove perdersi, anche nel vero senso della parola. Per poi ritrovarsi con delle meraviglie negli occhi nella mente e, perché no, anche nella macchina fotografica.

3) HO IMPARATO A CAMMINARE A PIEDI NUDI

Non è una cosa da tutti i giorni. Più di una volta però mi hai capitato che il terreno fosse così scivoloso e così appiccicoso da non poter camminare senza che le mie scarpe rimanessero infossate nel fango.

Forse sembrerà stupido, ma credo sia un’esperienza che bisogna fare nella vita. Spesso facciamo esperienze estreme o ne sentiamo il bisogno, per sentire di essere vivi o per una botta di adrenalina; ci sono cose così semplici, ma allo stesso tempo così impensabili, che possono farci sentire vivi in egual modo basta non aver paura di esporsi e di sporcarsi.

4) HO IMPARATO A MODELLARE LA CRETA

Un giorno, a Merueshi (qui puoi leggere di tutti i luoghi che ho chiamato casa) sono capitata per caso in una scuola durante la lezione di modellismo. Per esercitarsi i bambini lavorano il terreno argilloso con acqua fino a renderla una sorta di plastilina. Si ispirano alla loro vita quotidiana per modellare oggetti: piatti e tazze per le femmine e buoi e bastoni da pastore per i maschi.

Mi rimarrà sempre nel cuore la loro abilità nel modellare tridimensionalmente (io, invece, avevo fatto una scultura piatta tipo uomo focaccina). Ma soprattutto mi ricorderò per sempre come dai soggetti da loro scelti traspariva la necessità di essere piccoli adulti che imparano così che la vita è un gioco. Giocano a vivere.

5) HO IMPARATO A VEDERE L’ARCOBALENO E COS’È IL BUIO

A tutti è noto il tramonto rosso fuoco della savana, la sabbia bianca che finisce nel blu profondo dell’oceano. Magari non così noto è il verde acceso delle piantagioni da tè, il fucsia delle bougainvillea che si riaccende dopo che le prime pioggie. O il colore speciale della terra rossa e il lilla dei fiori delle giacarande che creano tappeti lungo le strade della città. Questi sono tutti i colori del Kenya: accesi e pieni di energia. Ma quando cala la notte, il buio è altrettanto intenso: se non lo si conosce e se non si conosce la propria strada può far paura, ma può mostrare anche le più belle notti stellate che io abbia mai visto.

6) HO IMPARATO A VIAGGIARE IN MATATU

I matatu sono dei pulmini per il trasporto pubblico, sono una delle cose più folkloristiche del Kenya. Una delle loro caratteristiche è che non partono finché non sono pieni (e con pieni si intende completamente pieni), specialmente nelle aree rurali.

Abituata in Italia ad utilizzare la macchina da sola, il passaggio al matatu non è stata cosa semplice! Non è facile viaggiare in 16 o più persone su un mezzo fatto per portarne 11(non contando pacchi ed animali vari), ma col tempo ci si abitua. Così si viene a formare uno spirito di condivisione (non solo del posto a sedere) e le distanze dettate dal colore della pelle o dalla cultura si rimpiccioliscono in tutti i sensi.

io in un matatu troppo affollato

7) HO IMPARATO A BALLARE

Per molti anni, in Italia, ho studiato danza classica, ma ho scoperto cos’è ballare solo una volta giunta in Kenya.

Ho imparato che la danza non è rigide regole e sofferenza fisica, ma gioia e libertà. Qui in Kenya tutti danzano, dal bambino all’ anziano. Ovunque c’è musica: sulle moto, nelle chiese, negli ospedali, e ogni occasione è quella giusta per festeggiare danzando in libertà. Per molte persone ballare è quindi una cosa da tutti i giorni, naturale, innata, come respirare. Per me danzare è diventato sentirmi libera e non lasciarmi incatenare dalle regole che mi vorrebbero perfetta e secondo canoni dettati da altri.

8) HO IMPARATO A VEDERE GLI ANIMALI

Andando per safari nei parchi del Kenya ho imparato a vedere gli animali. Guardando i documentari in televisione o le foto del National Geographic sembrerebbe cosa da nulla, ma non lo è!

Si tratta di essere pazienti, calmi e, a volte, di sapersi accontentare.

Per vedere i grossi felini può servire molto tempo, e nonostante gli sforzi, a volte non si possono vedere se non dei puntini lontani che si possono riconoscere solo con un binocolo o sulla fiducia del ranger. Questa esperienza può essere una scuola di vita: non tutto è come ce lo presentano i media, ma frutto di duro lavoro e fatica. Poi però, a volte, le cose belle accadono inaspettatamente, quando meno te lo aspetti, e una leonessa ti attraversa la strada.

9) HO IMPARATO A PARLARE TANTE LINGUE

Il Kenya ha due lingue ufficiali: l’inglese e lo swahili. Oltre a queste ci sono una quarantina di dialetti molto diversi tra loro per altrettanti gruppi tribali che vivono in Kenya ( te ne parlo in questo articolo). Inizialmente è stata una vera impresa per me imparare a nuotare in questo mare di lingue. Sono venuta a vivere in Kenya con un inglese scolastico come unico salvagente e non nego lo sconforto nel non poter capire.

Ma è buttandosi che si impara a nuotare! Ora l’inglese non è più un problema, capisco e parlo uno swahili un po’ maccheronico e so poche frasi e parole utili in svariati dialetti. Si sa che la lingua è uno dei modi per conoscere e  integrarsi in una cultura e ora posso dire di aver imparato a stare a galla per nuotare in questo mare di culture.

10) HO IMPARATO A LANCIARMI SULLA PREDA

Andando per safari le guide sono solite raccontare curiosità e fatti interessanti degli animali che si avvistano. Un po’ come essere in un documentario in prima persona. Si aspettano i tempi degli animali selvatici per agire e attaccare o scappare. Si osservano da lontano mentre annusano l’aria o scrutano se ci sono predatori nella zona. Li si conosce meglio mentre si fidano del loro istinto.

Io non sono mai stata così: sono una che pensa, ripensa e ci pensa ancora. Questo mio essere spesso mi blocca, non mi fa fare il salto per cui mi sento sempre non pronta abbastanza. Mi fa soffrire di una sindrome per cui rimando sempre per paura di non essere all’altezza.

In questi miei primi anni in Kenya e nei miei primi safari, invece, ho imparato a buttarmi di più. Ho fatto cose che se qualcuno mi avesse chiesto prima non avrei mai creduto di poter fare. Ho creduto di più in me stessa e ho creato una nuova me, pronta ad affrontare le nuove sfide che si presentano. Ho imparato ad essere una gazzella, annusare attorno a me e capire quando è il momento di stare al sicuro, ma ho imparato anche ad essere una leonessa. A osservare, prepararmi, considerare tutte le opzioni, ma poi fare il balzo e conquistare la preda seguendo il mio istinto.

11) HO IMPARATO A (RI)CONOSCERE LE PERSONE

Nei miei primi mesi in Kenya era abbastanza difficile per me riconoscere e distinguere i volti delle persone attorno a me. Quando mi chiedevano la descrizione di qualcuno era complicato per me: mi sembrava che tutti avessero gli stessi capelli, gli stessi occhi, corporature e colori della pelle simili. Non sapevo riconoscere le persone e, addirittura, a volte mi presentavo due volte pensando di non esserci mai visti prima.

Poi i visi e i corpi hanno iniziato a diventare differenti per ogni persona. Quello che però era diventato quasi uno stereotipo era il fatto che non potevo fidarmi di nessuno. Molte persone mi avevano raccontato di storie in cui la loro fiducia era stata tradita. Di come compagni di affari se ne erano andati con i guadagni di anni di lavoro o fidanzati si erano rivelati avere altre mogli o compagne. Allora io facevo di tutta l’erba un fascio, tutti i volti rimanevano uguali. Poi ho conosciuto Tom che ha assunto il volto di un amico e poi dell’amore. Ho conosciuto George e Pam i cui visi erano di un fratello e una sorella. Ho conosciuto Martin, Timothy, Josephine, Rose e molti altri che avevo riconosciuto come amici.

Ogni volto ora era diverso: non solo sapevo distinguere se la pelle era scura o cioccolato e se i capelli erano lunghi o corti, ma non avevo più la stessa idea di tutti. Sapevo capire quando una persona non era affidabile e quando, invece, potevo chiamare qualcuno amico.

Ho imparato i loro nomi e non li scorderò mai. Ho incontrato nuovi amici che rimarranno per sempre. Ho imparato a riconoscere la loro anima guardandoli in quegli occhi marroni.

12)HO IMPARATO A FARE SEMPRE UNA TORTA

Negli anni in Kenya in cui ho vissuto a Kiirua molto spesso andavo a cena nel convento delle suore che gestiscono l’ospedale. A parte i piatti sempre deliziosi, molto, ma molto spesso, c’erano delle torte. Dalle semplici margherite, a torte allo yogurt a delle crostate buonissime fatte con marmellata di mango o guava fatte in casa. Potete solo immaginare la mia gioia ogni volta che c’era una torta! Ma perchè c’erano così tante torte e così spesso? Qualcuno dirà perché c’era sempre tantissima crema del latte da usare, altri diranno perché le suore forse amano i dolci tanto quanto me. Ora come ora io dico che era perché le suore conoscevano l’importanza di festeggiare le piccole cose.

Dopo quasi due anni di convivenza con il covid-19 molte persone si sono rese conto di quanto un abbraccio, una passeggiata, una cena fuori o un cinema con gli amici non siano così scontati nella vita di tutti i giorni. E questo le suore lo sapevano ancora prima. L’arrivo di un nuovo volontario, un obiettivo raggiunto, un compleanno, o un paziente che dopo tanto tempo in ospedale stava meglio, erano tutte occasioni importanti. Ogni piccolo momento era un momento da festeggiare insieme e ogni semplice evento accaduto durante la giornata era un motivo per essere felici.

Da loro quindi, purtroppo, non ho imparato a fare delle torte buonissime, ma ho imparato che ogni piccolo momento di gioia si merita di essere apprezzato, magari con un dolce!

13) HO IMPARATO A TAGLIARE I CAPELLI

Non sono mai stata un tipo molto attenta all’aspetto fisico: il trucco c’era solo per le occasioni speciali, non ho mai fatto grossi cambi di colore o taglio ai capelli e ho sempre avuto un abbigliamento molto casual. Ciò non vuol dire che non provassi un po’ di invidia per le ragazze con un fisico perfetto, sempre eleganti e con nessun difetto estetico.

Una volta trasferitami in Kenya la mia invidia un po’ continuava. Le ragazze molto spesso sono molto carine, con lineamenti del viso delicati, con la pelle senza imperfezioni e liscia senza bisogno di cerette varie. Allo stesso tempo io stessa ero al centro della loro invidia a causa della mia pelle chiara e dei capelli lisci.

Ho imparato, quindi, che ognuna è bella a modo suo, basta essere sicure di sé stesse e le altre avranno sempre qualcosa da invidiarti. E così non essendoci molti parrucchieri (o meglio ci sono ma fanno perlopiù treccine) ho iniziato a tagliarmi i capelli da sola: anche se la frangia è un po’ storta spero sempre che le persone notino prima il mio sorriso!

Queste sono alcune cose che ho imparato nei miei primi anni in Kenya, ma la lezione più grande è che c’è sempre da imparare.

Il trasferimento in Kenya non era nei miei programmi iniziali e non so dove il destino mi porterà in futuro perciò imparo ad ogni occasione, luogo e persona che incrocio lungo il mio cammino, così che possa sempre essere un cammino di crescita.

E tu hai mai fatto un viaggio che ti ha insegnato qualcosa? Se ti va puoi raccontarmelo nei commenti!

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26 commenti

  1. Sonno da un lato commossa per la bellezza delle tue parole e dall’altro sono davvero tanto fiera del tuo percorso. Sei un esempio da seguire e diciamo che i miei 6 mesi in Sudafrica non sono niente a confronto!

    1. Grazie mille per i bellissimi complimenti. Non vuol dire che i tuoi 6 mesi in SA non abbiano insegnato molto anche a te, ognuno ha la propria strada da seguire.

  2. Che bello il tuo post! Mi sono commossa nel leggere di tutte le cose che non pensavi di saper fare e invece le hai fatte. Soprattutto mi è piaciuta la faccenda selle torte.. saper gioire delle piccole cose in Africa e’ un obbligo ed e ‘ bellissimo

    1. Mi fa molto piacere ti sia piaciuto ciò che ho scritto. Ovunque e non solo in Africa dovremmo imparare a gioire con poco.

  3. Se ne impara di cose a vivere in questi bellissimi ma complicati paesi. Dopo tanti anni di vita in Asia ho imparato a guardare il mondo con occhi diversi e con più pazienza

    1. Si impara molto, nel bene e nel male. Credo che molti paesi africani e asiatici abbiamo diversi aspetti in comune.

  4. Complimenti! Ho letto con piacere questo articolo, e dev’essere stato un anno pieno di sensazioni speciali che non impari in una vita d’ufficio. Sicuramente viaggiare mi ha sempre aperto gli occhi, ma quello che hai provato te è sicuramente molto diverso e che fa vibrare tantissimo il proprio cuore. Brava.

    1. Grazie, mi fa veramente piacere ti sia piaciuto l’articolo. Credo che infondo ogni esperienza di viaggio se affrontata con la mente aperta possa insegnare molto.

  5. Complimenti per la tua coraggiosa scelta di trasferirti in Kenya, non deve essere stato facile rinunciare a certe comodità che ormai diamo per scontate!

    1. Lentamente ci si abitua e si trova una nuova quotidianità.

  6. Ciao Laura, è un piacere conoscerti, e anche leggere le tue esperienze e le tue conquiste, che non sono da tutti. Non è da tutti uscire dalla propria confort zone e lanciarsi, come hai fatto te. In bocca al lupo per tutte le tue future avventure, che leggerò volentieri.

    1. Ciao Teresa, piacere mio di conoscerti. Grazie mille per l’imbocca al lupo e per il bel complimento!

  7. Wow, che racconto fantastico. La tua esperienza in Kenya è certamente intensa e piena di emozioni.
    Io viaggio per il piacere di conoscere nuove popolazioni con le loro abitudini e usanze, in paesi lontani o vicini. Ogni viaggio mi lascia sempre qualcosa che conservo nel cuore.

    1. Come dici tu anche io penso che ogni viaggio, lontano o vicino, dia la possibilità di imparare cose nuove, sia riguardo a nuove culture sia riguardo se stessi.

  8. Il mio grande amore per l’Africa è paragonabile ad una malattia cronica e inguaribile. Il Kenya però ha una magia tutta particolare. Ha aperto la mia strada all’esplorazione del continente, lasciandomi dei ricordi meravigliosi. Ogni volta in cui ci sono tornata, ho avuto la meravigliosa sensazione di tornare a casa, E non vedo l’ora di tornarci.

    1. Il cosiddetto mal d’Africa… in qualche modo credo esista perchè questo continente lascia spesso il segno! Speriamo tu possa tornare presto in Kenya.

  9. È davvero emozionante vedere quanto una terra e un popolo possa insegnarti, dalle cose più banali a quelle più profonde!

    1. Sono d’accordissimo! C’è sempre molto da imparare da ogni viaggio!

  10. Bellissimo racconto e interessantissimo.grande il Tuo cambiamento da quando conosciuta nei volontari del soccorso complimenti e continua cosi

  11. Viva l’importanza di festeggiare le piccole cose! Sono come le suore keniote io. Deve essere stata davvero un’esperienza pazzesca la tua. Mi sono emozionata molto leggendo questo articolo.

    1. Grazie e mi fa piacere che ti sia piaciuto l’articolo. Penso allora che in Kenya ti divertiresti un mondo!

  12. Bellissimo come un’esperienza all’estero, anzi una vita all’estero, possa dare tanto e possa regalare ogni giorno una piccola lezione. Mi hai davvero commossa con le tue esperienze di vita.

    1. Come dici tu vivere all’estero regala molto, ti apre spesso gli occhi su mondi diversi e ciò non può che accrescerti come persona!

  13. Un vero viaggio che ti cambia la vita. Vivere in un paese così diverso per tanti anni ti cambia, ti forma, ti rende se è possibile una persona migliore. Bellissimo post.

    1. Mi fa veramente piacere ti sia piaciuto. Credo che conoscere culture diverse, che sia in un viaggio o vivendo all’estero sia sempre una fonte di arricchimento.

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